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Acqua e apparato digerente

Acqua e apparato digerente

Non solo una semplice bevanda, utile a soddisfare bisogni primari. A cominciare da quello, fondamentale, dell’idratazione. L’acqua è in realtà un vero e proprio “alimento funzionale”, capace di favorire funzioni decisive per il benessere del nostro organismo. Tra queste, il contributo che fornisce alla regolarità intestinale, dando modo alle fibre di svolgere a pieno la loro funzione. Ma in che modo? Il meccanismo è questo: una volta entrate in contatto con l’acqua, le fibre tendono a gonfiarsi, premono sulle pareti dell’intestino, ne stimolano le contrazioni e favoriscono quindi la velocità di transito. Per fare in modo che il nostro apparato digerente possa beneficiare a pieno di questo valido alleato, è consigliato bere un litro e mezzo di acqua al giorno, con un occhio di riguardo alle acque mineralizzate, cloruro sodiche, cioè ricche di ioni solfato, magnesio e calcio.

L’acqua in aiuto dell’intestino in difficoltà
E se l’intestino va in difficoltà è ancora una volta l’acqua a correre, o meglio “scorrere”, in suo aiuto. Bere acqua vuol dire infatti reintegrare liquidi persi in condizioni come vomito e diarrea, evitando quindi il rischio che alla disidratazione seguano effetti letali, connessi ad una perdita eccessiva di elettroliti. In particolare, in caso di diarrea o per chi soffre di sindrome del colon irritabile possono essere utili le acque cosiddette bicarbonato-alcaline, quelle cioè che presentano una maggiore quantità di ioni bicarbonato (HCO3) e ioni sodio (Na) o potassio (K).

L’acqua bicarbonato-alcaline è prevista anche nella terapia idropinica della calcolosi della colecisti, poiché è capace di alcalinizzare la bile diminuendone la viscosità. Le bicarbonato-alcalino-terrose sono utili invece per l’azione rilassante sullo sfintere di Oddi, il punto di sbocco del condotto che porta la bile dalla colecisti al duodeno. Le acque ricche di cloruro di sodio, dette anche salse, così come le salso-solfate sono invece utili per la loro azione di stimolo del flusso biliare verso l’intestino (azione colagoga) e di secrezione della bile da parte delle cellule del fegato (azione coleretica).

E per l’intestino pigro? Per chi fa fatica a digerire o soffre di stitichezza?

Per i primi, sono consigliate le minerali di tipo bicarbonato solfato, le acque ad hoc per chi ha difficoltà a digerire. Bicarbonato e solfato infatti aiutano la digestione poiché stimolano fegato e pancreas, favoriscono l’azione degli enzimi digestivi, abbassando l’acidità dello stomaco e dell’intestino. E’ dallo stile di vita di ciascuno di noi, in alcuni casi sempre più frenetico, che dipendono anzitutto le cause di una cattiva, o mancata, digestione. A causa dello stress, delle abitudini alimentari e dei ritmi della vita moderna, le disfunzioni del tratto biliare ed enterico. Ecco perché è importante prendersi cura delle propria digestione, affidandosi ad elementi preziosi come l’acqua, che migliora i sintomi e influisce su alcuni meccanismi fisiopatologici.

Per chi è affetto da dispepsia funzionale e sindrome dell’intestino irritabile con stitichezza, ricerche e studi internazionali hanno dimostrato anche in questo caso una funzione benefica dell’acqua sul tempo di transito intestinale. Migliora l’attività dell’intestino, velocizza il processo digestivo e permette il riposo notturno dell’organismo, non più impegnato in questo tipo di attività. In questo caso, ad essere maggiormente consigliate sono le acque salse, ricche cioè di cloruro di sodio, e le salso-solfate per la loro azione di stimolo del flusso biliare verso l’intestino (azione colagoga) e di secrezione della bile da parte delle cellule del fegato (azione coleretica). Le acque solfate in particolare, con valori solfati superiori a 200 mg/l, sono del resto lievemente lassative, oltre ad avere effetti antispastici e antinfiammatori e ad essere indicate nelle malattie dell’apparato digerente e delle vie biliari.

Acqua e digestione sono legate a doppio filo, insomma. Ogni giorno, ancor di più quando l’apparato digerente è chiamato ad un extra-lavoro, come dopo i bagordi di feste e vacanze o nei casi di intossicazione alimentare.


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