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Acqua e cervello

Acqua e cervello

Un fisico in salute. E una mente in forma. Il nostro benessere comincia dalla testa. Una scorretta idratazione incide negativamente non solo sulle prestazioni fisiche, ma anche su quelle celebrali. Sono i tessuti ad alta attività metabolica ad aver particolare necessità, e quindi ad essere più abbondanti di acqua. Tra questi il più importante è il cervello. Per questo quindi idratarsi è sempre fondamentale, specie in situazioni di elevato stress dovuto allo studio o ad un lavoro intellettivo. Alcuni tipi di acqua, in particolare, sono nostri validi alleati contro l’arteriosclerosi. Sono le acque ricche di sale, cioè di cloruro di sodio, e di zolfo, le cosiddette acque salso-solfate. Ma anche quelle contenenti zolfo e calcio, le solfato-calciche, e le acque dove bicarbonato e calcio sono presenti in abbondanza.

Gli effetti celebrali di una disidratazione moderata
Mal di testa e stanchezza
, riduzione della capacità di concentrazione, dell’attenzione e dell’esecuzione di compiti semplici sono condizioni che insorgono in caso di moderata disidratazione (2%), causata tra l’altro da temperature ambientali elevate.

Non solo. La mente è strettamente legata alla percezione dell’ansia, dello stress, del piacere così come della soddisfazione, poiché custodisce il sistema limbico, sede anatomica della percezione delle emozioni: rinfrescandola, eviterà di surriscaldarsi, facendo “ribollire” le nostre sensazioni.

Gli effetti di una disidratazione superiore
Riduzione della capacità e l’accuratezza di compiere lavori complicati, rallentamenti nel tempo di reazione, riduzione nell’efficienza aritmetica e nelle capacità viso-motorie. Oltre ad una diminuzione della memoria a breve termine. Gli effetti di un livello di disidratazione maggiore, con percentuali attorno al 2,5%, non possono che influenzare in modo ancor più significativo capacità e performance intellettive. Questo accade quando alla disidratazione dovuta a temperature elevate si aggiunge quella legata alla pratica di attività fisiche.

Quale che sia il livello, diversi studi hanno dimostrato una certa correlazione tra il grado di disidratazione e i livelli di efficienza cerebrale. Oltre al rischio che può comportare un’inadeguata assunzione di liquidi in termini riduzione temporanea delle dimensioni della materia grigia, rendendo più complicati i processi cognitivi. Quest’ultimo aspetto, nello specifico, non può che toccare da vicino i bambini, nei quali la buona idratazione può risultare decisiva per l’apprendimento. Il cervello ha bisogno di acqua. E ne hanno bisogno, in particolare, i più piccoli che a scuola trascorrono gran parte del loro tempo dove imparano e fanno scoperte, giorno dopo giorno. Il cervello permette di pensare, memorizzare. Eppure, ancora oggi non sono chiari tutti i meccanismi del suo funzionamento, anche quelli dei suoi angoli più remoti. Ma una cosa è certa: l’acqua è la sua componente centrale e compone più dei 2/3 della massa celebrale. Ecco perché una buona idratazione durante l’infanzia è importante. Alcuni consigli per fare in modo che anche a scuola i più piccoli mantengano un buon livello di idratazione sono facili da seguire e da mettere in pratica: mettere una piccola bottiglia d’acqua minerale nello zaino, nella borsa sportiva o posizionare, a casa, bottiglie d’acqua in zone accessibili, sulla loro scrivania, ad esempio.

Acqua e cervello, i numeri
In 90 minuti di sudorazione costante perdiamo circa 1 litro di liquidi. Una quantità sufficiente per indurre un “restringimentodei tessuti celebrali disidratati considerato pari, in termini di quantità, a quello che si registra dopo 14 anni di invecchiamento o in seguito a 2 mesi e mezzo di malattia di Alzheimer. Ma niente paura: bere 1 o 2 bicchieri d’acqua è un gesto tanto semplice quanto importante, capace di riportare alla normalità la situazione.


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